INCITATUS E LE FOLLIE DELL’IMPERATORE CALIGOLA

Caligola fece diventare davvero senatore il suo cavallo Incitatus? E non dovremmo forse chiamare l'Imperatore Mandrake?

Caligola, o meglio Gaio Giulio Cesare Augusto Germanico, fu il terzo imperatore che salì al trono il 18 marzo del 37 all’età di 24 anni, figlio del celebre Germanico che morì troppo presto era lui destinato al comando, fu, per ordine dello stesso Augusto, associato alla famiglia di Tiberio.
In un primo periodo, poco più di un anno, Caligola, fu ben voluto sia dal popolo che dalla classe senatoriale. Molto generoso e prodigo nei confronti dell’esercito e dei pretoriani, fu un anno di giochi gratuiti per tutti.
Così le casse dello stato, seppur abbondanti, si vuotarono. Caligola cambiò, o meglio cambiò la sua politica.

Amante delle corse delle bighe e convinto sostenitore della fazione dei “verdi” (le altre erano “rossi, azzurri e bianchi), tanta era la sua foga e la sua manìa, che spesso si attardava con gli allenatori e gli aurighi a cena nelle stalle. Fece costruire una stalla in marmo e un’intera zona del colle Vaticano fu dedicata ad allenare i propri cavalli e l’area fu chiamata “Gaianum” in suo onore.

S’intratteneva spesso a pranzo col suo cavallo prescelto: Incitatus.

Cassio Dione nel suo “Storia Romana” ci ricorda: “gli offriva chicchi di orzo dorato e brindava alla sua salute in coppe d’oro“.

Svetonio ci ricorda ne “Vita di Caligola” che per evitare che Incitatus “venisse disturbato alla vigilia di una corsa, aveva l’abitudine di far notificare ai vicini di stare zitti a mezzo di soldati, oltre ad avergli fatto costruire una scuderia in marmo e una mangiatoia d’avorio“. Inoltre “gli regalò delle gualdrappe di porpora e dei finimenti ingemmati, e persino una casa arredata e dei servi, per ricevere con maggiore dignità le persone che invitava a suo nome. Si dice che volesse persino nominarlo console“

Questa è una delle “fake news” dell’antichità. Siamo cresciuti credendo che Incitatus fosse console o senatore. Di certo Caligola non era amato, come è certo che amava smodatamente i cavalli. Un “Mandrake” di proiettana memoria:

“chi gioca ai cavalli è un misto, un cocktail, un frullato de robba, è un minorato, è un incosciente, è un ragazzino, è un dritto e un fregnone, è un milionario pure se non c’ha una lira e uno che non c’ha una lira pure se è un milionario, è un fanatico, un credulone, un bugiardo, un pollo, è uno che passa sopra a tutto e sotto a tutto, è uno che ‘mpiccia, traffica, e tutto per poter dire: ho vinto!”
Febbre da cavallo 1976

Come non riconoscere in queste parole il Caligola non ufficiale, o chissà anche quello ufficiale.

Anche Cassio Dione ci ricorda: “Giurava inoltre in nome della salvezza e della sorte di Incitatus ed aveva anche promesso che lo avrebbe designato console, cosa che avrebbe sicuramente fatto, se fosse vissuto più a lungo”

Nel 39, a soli 27 anni, la sua smania di piacere agli altri e la sua nuova passione per le religioni orientali, lo portò alla “consapevolezza” di essere un dio e, come tale, doveva essere venerato. Non riusciva però a trovare dei sacerdoti per tale culto, così costrinse dei familiari e, fra gli altri, anche Incitatus, suo fedele amico, fu nominato a tale nobile carica.

I pretoriani il 24 gennaio del 40 uccisero Caligola, da quel momento, nessun storiografo contemporaneo si interessò ancora al glorioso destriero, eppure, Incitatus rimane il nostro cavallo senatore.

Emanuele Luciani

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