Di che color era il cavallo bianco di Napoleone?

Marengo, l'iconico stallone dell'imperatore più discusso della storia contemporanea.

Napoleone Bonaparte, nasce ad Ajaccio in Corsica da una famiglia della piccola nobiltà italiana. Presto sceglie gli studi militari e diventa ufficiale dell’artiglieria. Aderisce agli ideali massonici della rivoluzione francese e diventa famoso nella campagna militare avvenuta su suolo italiano, che devasterà in maniera stringente. Il 9 novembre del 1799 fa un colpo di stato, auto proclamandosi Console, primo passo per essere Imperatore.

Nel giugno del 1800 alla battaglia di Marengo, combattuta in Italia fra le truppe francesi e austriache, avviene qualcosa che cambierà le sorti della geopolitica europea.

L’Austria che stava per abbattere l’autarca francese perde la battaglia, lasciando di fatto piede libero alla Francia sul continente. Ma come sugge alla morte Napoleone?

Un piccolo cavallo, forte, veloce e agilissimo di soli 1,43 metri al garrese bianco sfumato di grigio, ferito dal fuoco nemico salva il suo cavaliere, Napoleone anch’egli colpito da una o più pallottole, riportandolo nelle retrovie. Da questo momento, Napoleone Bonaparte lo elegge a simbolo della nuova rivoluzione, si farà dipingere a cavallo del destriero nella celebre raffigurazione di J.L. David. Ma come lo aveva incontrato?

Napoleone fu da sempre amante dei cavalli. Predilesse sempre la razza araba per diversi motivi, il principale: la propria statura. Il generale che ha ridotto la popolazione europea per il suo egocentrismo era alto 1,68 cm avere dei cavalli troppo alti era per lui molto difficoltoso.

Da Console prima e da Imperatore poi, aveva una stalla privata di oltre 100 cavalli, Marengo lo acquistò dalle famose stalle di al Nusiri durante la campagna d’Egitto (quella in cui sfregiarono la Sfinge a cannonate) e fu sempre con lui, divenendo il suo favorito quando gli salvò la vita.

Marengo fu ferito almeno 8 volte in battaglia. Lunghe cicatrici erano evidenti sul suo manto. Una pallottola fu asportata soltanto post mortem durante un’ispezione del cadavere, si era incastrata nell’osso della coda.

Fu utilizzato spesso per cavalcate lunghe anche dagli attendenti dell’Imperatori, per servizi di “posta”. Valladolid-Burgos circa 120 km in 4-5 giorni. Non certo un record, ma per un cavallo arabo di 1,43 cm al garrese neanche un cattivo tempo.

Nel 1812 una razzia alla villa del Bonaparte fece scappare molti cavalli dalla stalla, altri morirono nel fuoco che ne scaturì. Marengo sopravvisse, così come riuscì a scamparsela al gelo delle steppe russe. Il Generale Inverno, che tanti uomini e animali falcidiò in quell’assurdo moto di esaltazione personale, non poté nulla sulla pervicace resistenza di Marengo.

Dopo la battaglia di Waterloo , dove l’esercito francese fu sonoramente battuto da quello inglese, Marengo fu catturato dai britannici e portato a Londra come trofeo di guerra e simbolo della sconfitta di Napoleone e della sua politica europea e mondiale. Morì alla veneranda età di 38 anni avendo passato nobilmente gli ultimi 22 nelle scuderie di Angerstein ufficiale dei granatieri britannici.

Il suo scheletro è oggi esposto al National Army Museum di Londra.

Emanuele Luciani

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