BABIECA: LA CAVALLA DELLA RECONQUISTA

El Cid, l'eroe della reconquista spagnola e la sua fedele compagna

Il 16 luglio del 622 d.C. è il primo giorno dell’anno 1 dell’Egira, ovvero l’inizio del primo stato islamico e l’inizio di secoli di conquista militare.

In meno di un secolo da Medina (la città del Profeta) sita nella penisola araba, il neonato stato islamico conquista tutto il nordafrica, parte dell’Anatolia e ha il predominio del Mediterraneo, annettendo parte della Sardegna, della Sicilia e facendo continue razzie e predazioni in Italia, Francia e Dalmazia.

Nel 711 inizia la conquista della penisola Iberica che in poco più di vent’anni viene quasi completamente sottomessa. Solo il piccolo regno delle Asturie, retto dai discendenti dei Visigoti rimane libero. Poi, le faide interne all’Europa si attenuano. Gli antichi popoli germanici, i barbari della letteratura latina, non esistono più, o meglio sono loro stessi i re d’Europa: i Longobardi in Italia, i Visigoti in nordafrica (prima dell’Egira) e in penisola Iberica, i Franchi in Gallia (Francia), gli Angli e i Sassoni in Inghilterra, mentre i Cimbri (Galles), Pitti e Caledoni (Scozia) e Irlandesi mantengono la loro libertà dall’influenza germanica, portando fieramente nei nuovi territori e nei nuovi secoli, la realtà celtica di matrice cattolica, in contrasto con i germani pagani o ariani.

Nel corso dei secoli, i Longobardi per primi e mano a mano le altre popolazioni germaniche, accettano il cristianesimo, che li unifica culturalmente e spiritualmente, anche se non ancora territorialmente e politicamente, creando una koinè culturale unica, grazie soprattutto ai monaci benedettini, irlandesi e basiliani.

Fra il 711 e il 717 gli Arabi hanno via libera in tutta la Spagna, solo nel 718 si tenta una prima resistenza a partire dalle Asturie, ma pur marcando il passo nel nord sfondano a sud conquistando Barcellona (anche grazie al predominio incontrastato del Mediterraneo) e Narbona. Avanzano così tanto da assediare e conquistare Bordeaux. Così facendo svegliano il “drago”.

Carlo Martello nel 732, discendente dal drago marino progenitore di tutti i Franchi (così narrano le leggende), blocca l’avanza a est degli arabi ricacciandoli al di là dei Pirenei. Da quel momento fino all’814 sono continue battaglie, razzie, conquiste e devastazioni, da parte del compatto emirato arabo d’Iberia e i 2 regni che si contendevano le terre Carlo Magno re dei Franchi e i re delle Asturie. Nel 814 viene miracolosamente alla luce la tomba di s. Giacomo Maggiore, Alfonso II re delle Asturie, parte per difendere quel luogo, organizzando così una linea di difesa stabile in tutto il nord del regno oramai spopolato. I monaci benedettini di tutta Europa invitano tutti i cristiani ad andare in pellegrinaggio a Santiago e dando aiuti materiali affinché ripopolassero le terre una volta cristiane. In massa aderirono al progetto. Così i re delle Asturie riuscirono a riprendere un lembo di terra alla volta, fino a riconquistare Barcellona a sud e Porto a Ovest. Nel grande gioco iberico intervengono anche i razziatori norreni, comunemente chiamati vichinghi (che potremmo tradurre in pirati o meglio ancora in razziatori). Alla fine del X secolo un nuovo califfo prende il potere ri unificando i vari emirati e attaccando in massa le contee e i regni iberici conquistando terreno.

In questo momento avvengono 3 grandi eventi che cambieranno la storia d’Europa e della Spagna. Amalfi crea una flotta militare e commerciale in contrasto al mondo arabo, bloccando l’afflusso continuo di navi islamiche e facendo da esempio a Venezia, Genova e Pisa che saranno da baluardo marittimo all’influenza araba. Il monachesimo ha un’influenza totale nel pensiero filosofico, culturale e spirituale d’Europa e invita sempre con più frequenza al pellegrinaggio iacobeo. Mentre nelle Asturie un nuovo campione è pronto a rivelarsi, Rodrigo Diaz de Vivar, più conosciuto come EL CID CAMPEADOR.

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El Cid è una trasformazione linguistica dell’arabo “signore” e Campeador del latino “campione”. Lui sempre in sella della sua “babbea” o “testona-cocciuta” la bellissima cavalla bianca BABIECA (babbea appunto).

In ogni piazza asturiana Babieca ha una statua, un quadro, un ricordo. Senza di lei non ci sarebbe stato EL CID e senza questo eroe forse la storia d’Europa sarebbe stata molto diversa.

Rodrigo, discendente di una famiglia aragonese-castigliana di ascendenti visigoti, nasce nel 1043 e pian piano alimenta il suo mito. Passando di contea in contea, liberando questo e quel villaggio, passando al soldo di vari re, e anche di alcuni emiri, riesce a difendere innumerevoli vite, fino a liberare Valencia. Un particolare della tenacia del campione mi ha sempre attratto, nel corso delle sue campagne, spesso il cavaliere ordinava che venissero letti libri di guerra di autori classici romani e greci sia per intrattenimento che per trarne ispirazione. Subito dopo la lettura, infatti, si procedeva con la discussione di nuove tattiche da sperimentare. Spesso le strategie adottate erano inattese, e miravano proprio a spaventare il nemico prima di attaccarlo.

Babieca era dal bianco manto, probabilmente un Andaluso, donato dal padrino de El Cid, un monaco certosino, una riforma benedettina che fra le altre cose sono famosi per essere allevatori e selezionatori di cavalli.

L’ultima cavalcata de El Cid su Babieca fu il paradigma della loro vita insieme. El Cid mori’ nel 1099 a Valencia, durante l’assedio. La notizia della sua morte avrebbe inferto un duro colpo al morale delle truppe e ridato coraggio al nemico; si stabilì perciò di legare alla sella di Babieca il suo corpo armato di tutto punto, con lo scudo al suo posto e la spada nella mano senza vita. A mezzanotte venne fatto uscire dalla città, verso il campo dei mori , alla testa dei suoi cavalieri. Questi erano tutti vestiti di bianco e portavano bandiere del medesimo colore, e il viso di El Cid risplendeva, attraverso la visiera aperta dell’elmo, di una “luce soprannaturale”. L’apparizione spettrale sul cavallo bianchissimo, lanciato al piccolo galoppo davanti ai ranghi silenziosi, fece fuggire i mori gridando che El Cid era tornato dal regno dei morti. Gli spagnoli li inseguirono senza concedere una tregua. El Cid fu sepolto nel monastero di San Pedro de Cardena, vicino a Burgos, ma in seguito il suo corpo fu trasferito nella cattedrale di Burgos.

Per Babieca fu l’ultima delle innumerevoli cavalcate, morì due anni dopo il suo padrone all’età di 40 anni.

Emanuele Luciani

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